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Pensioni: per gli agricoltori si profilano assegni "da fame"

In molti prenderanno meno di 294 euro al mese

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Pensioni: per gli agricoltori si profilano assegni "da fame"

Roma, 19 novembre 2015

Pensioni: per gli agricoltori si profilano assegni

A Roma la presentazione del IV Report Sociale del Patronato Inac-Cia: più di un milione di cittadini serviti, con oltre 300mila pratiche assolte dai 1.000 operatori dislocati sul territorio nazionale. L'iniziativa è stata l'occasione per fare il punto sul sistema pensionistico italiano: oltre 2,2 milioni di anziani vivono con meno di 500 euro mensili, di cui 1,3 milioni sono ex agricoltori. Una vera emergenza sociale, che rischia di peggiorare nei prossimi anni. La petizione dell'Anp, con oltre 100 mila firme già raccolte, per chiedere al governo l'aumento delle pensioni minime. No al taglio di risorse previsto dalla legge di Stabilità: bisogna salvaguardare il ruolo sociale dei Patronati.

In Italia, sul fronte pensionistico, le cose vanno peggio di vent'anni fa. Oggi oltre 2,2 milioni di anziani vivono con pensioni al di sotto di 500 euro e, di questi, circa 1,3 milioni sono ex agricoltori. Una situazione di vera emergenza sociale, che rischia di peggiorare nei prossimi anni. Con la reintroduzione del sistema contributivo, i futuri pensionati dal primo gennaio 2016 non avranno nemmeno più l'integrazione al minimo, ritrovandosi con assegni "da fame" che toccheranno appena i 294 euro al mese. E' l'allarme lanciato oggi da Inac, Anp e Cia in occasione della presentazione a Roma del IV Report Sociale del Patronato promosso dalla Confederazione italiana agricoltori.

E' chiaro che si tratta di una situazione insostenibile, che non fa che accrescere il disagio sociale, tanto più che a causa della pressione fiscale (la più alta dei paesi Ocse) e del crollo del potere d'acquisto delle pensioni (già eroso del 30%), oggi il 44% dei pensionati vive in semi povertà e il 10% non riesce neppure a comprare cibo sufficiente e medicine. Per questo, ora non è più rinviabile intervenire sull'innalzamento delle pensioni minime: una richiesta urgente che l'Anp, l'Associazione nazionale pensionati della Cia, ha trasformato in una petizione popolare che ha già raccolto oltre 100 mila firme in tutt'Italia, presentate proprio ieri alla Presidenza del Senato.

"Il Governo adegui i minimi di pensione, non si possono più ignorare gli appelli di persone che hanno lavorato una vita e si ritrovano assegni sempre più ‘magri' -ha detto il presidente nazionale dell'Anp, Vincenzo Brocco-. Noi rivendichiamo equità, solidarietà e giustizia sociale verso una categoria che è sempre più ai margini del dibattito politico". D'altro canto "i pensionati, solidali con le nuove generazioni -ha aggiunto Brocco- hanno finora garantito in larga misura la tenuta sociale delle famiglie e del Paese. Hanno diritto, quindi, a un invecchiamento attivo, sereno e sano".

Finora, invece, "le riforme pensionistiche che si sono succedute negli ultimi venti anni, con il ritorno al sistema contributivo, hanno peggiorato in modo peculiare la previdenza dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali", ha spiegato il presidente nazionale dell'Inac Antonio Barile, con la conseguenza drammatica che "molti nostri anziani saranno costretti a vivere con meno di 10 euro al giorno. Non succedeva dagli anni precedenti al 1957, quando fu finalmente istituita la pensione dei coltivatori diretti". Eppure la sostenibilità per agire sulle pensioni minime c'è: "In Italia, infatti, il rapporto tra la spesa effettiva per le pensioni e il Pil è pari al 10,7%, quindi ampiamente in linea con i Paesi Ue -ha evidenziato il presidente dell'Inac- soprattutto se si considera che da noi i calcoli vengono effettuati sugli importi pensionistici al lordo del carico fiscale, a differenza di quanto accade in altri Paesi tra cui la Germania".

Ma la presentazione del IV Report Sociale è stata anche l'occasione per parlare del ruolo dei Patronati, un "esercito" di oltre 12.000 operatori che "potremmo definire la rete più capillare di difensori civici impegnati nella tutela dei diritti sociali -hanno spiegato Cia, Inac e Anp- eppure sempre nel mirino dei tagli della legge di Stabilità, nonostante fanno risparmiare all'Inps e all'Inail circa 600 milioni di euro, costando poco più della metà, circa 430 milioni".

Tuttavia, anche il disegno di legge di Stabilità 2016, approvato dal Consiglio dei ministri, prevede una forte riduzione del Fondo per il finanziamento dei Patronati per un importo pari a 48 milioni di euro (che potrebbero diventare 28, qualora si sostanziasse l'emendamento presentato in queste ore) nel 2016, pari al 12% del valore del Fondo; la riduzione delle anticipazioni dal 72% attuale al 60%; la successiva stabilizzazione della riduzione, con l'abbassamento dell'aliquota dei versamenti al Fondo effettuati dagli enti previdenziali. Insomma, tagli e misure che non si possono accogliere con favore.

"Ma il Patronato serve, prima di tutto quello agricolo -è intervenuto il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino-. Perché nelle aree rurali italiane, in un quadro di generale arretramento della disponibilità dei servizi sociali, riesce a coniugare il ruolo di supporto, tutela, assistenza e consulenza nei confronti dei cittadini a quello di maggiore intermediario nei confronti della Pubblica amministrazione". Ed è proprio "questa funzione sociale dei Patronati, che garantiscono ogni giorno diritti e servizi alle persone e alle imprese, che deve essere salvaguardata. E che invece rischia di venire indebolita a causa del taglio di risorse al Fondo patronati previsto dalla legge di Stabilità -ha proseguito Scanavino- mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e determinando una drastica riduzione della capillarità sul territorio, con la chiusura degli uffici più piccoli, soprattutto nelle zone rurali dove neanche gli enti previdenziali sono presenti".

"Solo il nostro Patronato -ha ricordato il presidente dell'Inac- con circa 500 sedi, 1.000 recapiti, 675 operatori specializzati, 324 volontari, svolge un'attività immane diffusa sul territorio, in particolare quello rurale, contribuendo a dare valore al tema che la Cia felicemente ha messo al centro della sua azione sindacale ‘Il territorio come destino'. Qui svolgiamo la nostra attività: solo nel 2014 oltre un milione di persone si sono rivolte a noi per ricevere assistenza e consulenza e abbiamo presentato per loro conto oltre 300 mila domande".

"E' evidente, dunque, che tagliare risorse ai Patronati avrebbe effetti estremamente pesanti sul piano del welfare e dell'assistenza al cittadino, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione. Anziani, cittadini immigrati, lavoratori, disabili, invalidi civili -ha concluso il presidente nazionale della Cia- rischiano di non trovare più un interlocutore che prenda a cuore i loro problemi e li risolva a 360 gradi".

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