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“Incolpevoli e inermi delle tragedie umane”

Quando i popoli vengono travolti dalle tragedie della guerra non ci sono né mari né frontiere che li fermano.

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“Incolpevoli e inermi delle tragedie umane”

Torino, 10 settembre 2015

“Incolpevoli e inermi delle tragedie umane” “Incolpevoli e inermi delle tragedie umane” “Incolpevoli e inermi delle tragedie umane”

Polonia 1943, Levi, il bambino ebreo di Varsavia che sfila con le mani alzate sopra la testa, sotto la minaccia di alcuni soldati tedeschi. Vietnam 1972 Kim, la bambina vietnamita che fugge disperata completamente nuda e con la pelle devastata dalle bombe al napalm sganciate dagli aerei B52 americani. Turchia 2015 il corpicino di Aylan, il bambino siriano annegato nel mediterraneo insieme alla mamma e al fratellino maggiore, durante la fuga dal proprio paese flagellato da anni di conflitti. Tre periodi storici, tre bambini inermi e indifesi, tre tragedie umane causate da altre persone umane.

Nell'età giovanile ero convinto che la conoscenza e l'istruzione avrebbero arricchito il buon senso delle persone umane e contribuito a costruire una società migliore sia per il nostro paese sia per l'intera umanità. Illusioni. Sicuramente molte, però. Se rapporto il periodo della mia adolescenza, negli anni 40, in cui alle parate scolastiche vestivo da balilla cantando inni bellici, inconsapevole del significato di quei testi, come pure alle risse fra giovani dello stesso comune che abitavano in zone diverse e poi, tutti insieme, contro i coetanei dei paesi vicini che consideravamo nemici, oggi moltissime cose sono cambiate e il mondo intero mi appare molto più a portata di mano con tutte le sue brutture ma anche con le sue bellezze. Solo due ricordi per dare un idea significativa, dell'immigrazione per cui anche il nostro paese è stato soggetto fino agli anni 50. Il primo l'emigrazione in Argentina di due miei compagni di scuola insieme ai loro genitori, in "cerca di fortuna" nei primi anni del dopoguerra, partiti da Genova su un bastimento e stivati in terza classe. Il secondo, il selvaggio pestaggio di un gruppo di giovani italiani emigrati in Germania in cerca di lavoro, da parte dalla polizia tedesca nella stazione ferroviaria di Francoforte alla fine di giugno dell'anno 1967. Episodio assistito per caso, mentre tornavo in Italia con il treno da Berlino Est. Periodo quello in cui la Germania era ancora divisa in due parti e la frontiera fra l'Europa occidentale e quella orientale attraversava la città di Berlino con un alto muro. C'erano ancora le frontiere fra gli stati europei e occorrevano passaporti stampigliati da regolari visti e, noi italiani eravamo ancora mal visti e scarsamente considerati in Europa.

Oggi, l'Italia, da paese di emigranti è diventata paese di immigrati e non solo perché è facilmente raggiungibile, ma anche perché noi Italiani abbiamo acquisito un discreto benessere e molti lavori non li facciamo più, si pensi solo al ruolo delle badanti, cha appunto "badano" ai nostri anziani, che sono quasi tutte forestiere. E poi quando i popoli vengono travolti dalle tragedie della guerra non ci sono né mari né frontiere che li fermano. Si pensi agli sfollamenti delle nostre città causati dai bombardamenti aerei durante l'ultima guerra mondiale. Sono convinto che la scelta europea per moltissimi emigranti, oltre alla speranza di trovare lavoro, sia anche quella di trovare un luogo di pace. Quella pace che da settant'anni fruiscono moltissimi paesi europei, compreso il nostro.

Simboli tragici, rappresentativi anche di tutti gli altri bambini periti nelle tristi peripezie non divulgate, che in futuro non dovremmo più vedere se tutti insieme saremo in grado di non ripetere le esperienze negative del passato.

Eugenio Pescio, Presidente dei pensionati Anp/Cia - Piemonte

 

 

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